I blog dei membri POuL

Festa della Repubblica

Il blog di Rino - 2 June, 2010 - 09:55

Buona festa della repubblica a tutti gli italiani.

Un giorno per ricordarci che il nostro paese non è insieme per conquista savoiarda, come qualcuno vorrebbe farci credere in questi tempi, ma per una storia culturale comune.

Colgo l’occasione per ricodare che se veramente dovessimo liberaci delle zavorre dell’economia italiana allora a conti fatti converebbe, a noi imprenditori lombardi, liberarci dei campagnoli veneti. Basta infatti dare un veloce sguardo ai PIL delle singole regioni per constatare che stacchiamo il Veneto di un fattore 3…come la mettiamo Umbert?

Detto ciò mi preme osservare che la festa della repubblica serve anche a ricordare che gli italiani hanno scelto di rinunciare alla guida autocratica, nonostante la febbre imprenditoriale di questo ultimo decennio la soluzione statale che porta a conseguenze meno disastrose è la forma parlamentare.

Nessuno mette in dubbio che due camere simmetriche siano completamente inutili e che costringano la maggiornaza legittima a penosi rimpalli; e nessuno mette in dubbio che 630+315 parlamentari siano altrettanto inutili quando non sono direttamente eletti dal popolo.

Detto ciò faremmo bene a riconoscere che ormai da quasi vent’anni questo paese ha (legittime) tendenze di centrodestra, che ci piaccia o no.


Acer Aspire One, Fedora 13 e pulseaudio; adesso il microfono funziona

Il blog di Alexjan Carraturo - 1 June, 2010 - 13:53

Già con Fedora 12 si era presentato il problema del microfono con pulseaudio. Quando pulseaudio era attivo, non c’era verso di far funzionare il microfono. In un primo momento, e su suggerimento di alcuni ho provato vari settaggi del modulo snd_hda_intel

  1. model=acer-aspire
  2. model=acer-one
  3. model=acer-dmic

A parte il primo, gli altri davano seri problemi in riproduzione, e nessuno di questi, faceva funzionare il microfono. Disaboiltando il pulseaudio, e reimpostando i vari programmi che necessitavano del microfono, sono riuscito, non senza qualche problema, a far funzionare programmi come Skype. Questo tipo di approccio, molto slackwarista, è un workaround molto “artigianale” e poco pratico alla lunga, in quanto pulseaudio è sempre più integrato all’interno dei sistemi GNU/Linux Desktop come Fedora, Ubuntu e openSUSE. Cercando on-line, avevo visto che il problema era comune a tantissime distribuzioni; seguendo il consiglio di altri forum, avevo installato sia pavucontrol che pavumeter, ma senza risultati. Fino a quando, leggendo sul Forum di aspireone.it,  ho visto che si suggeriva di abbasare un singolo canale (nel mio caso il sinistro, come in figura), e lasciare l’altro alto; a questo punto il microfono ha funzionato perfettamente. Per quanto semplice, onesamente dubito che ci avrei pensato.


p4-clockmod, inutile se non addirittura dannoso

Il blog di Alexjan Carraturo - 29 May, 2010 - 09:36

Chiunque abbia posseduto un pentium4 sa bene quanto possa consumare a livello di “energia” elettrica, in particolare se montato all’interno di un notebook. A questo proposito, gli utenti di sistemi GNU/Linux si sono sempre avvalsi di moduli di scaling. Generalmente per i processori intel pentium4 si è sempre utilizzato il modulo “p4-clockmod”, mentre per gli altri processori più recenti, il modulo “acpi-cpufreq”. Anche alcuni p4 utilizzavano acpi-cpufreq al posto del p4-clockmod, ma non mi sono mai saputo spiegare la ragione di tale differenza.

Con il mio vecchio pentium4 ho sempre utilizzato p4-clockmod, convinto che esso realmente cambiasse la frequenza della CPU, fino ad oggi che, dopo un periodo di lunga inattività, e dopo una installazione riuscita di Fedora 13, ho provato a riattivare la combinazione “scaling + governor ondemand”. Una prima delusione l’ho ottenuta scoprendo che dal 2.6.30 (attualmente in uso 2.6.33), richiamando il governor ondemand si ottiene questo messaggio

ondemand governor failed, too long transition latency of HW, fallback to performance governor

Cercando attentamente nella rete, mi sono imbattuto in questo post su LKML (la maling list non ufficiale, ma molto completa sul kernel linux).

Scopro, con non poca sorpresa, che il modulo da me utilizzato per anni, realmente non abbassa la frequenza del processore, ma semplicemente forza il processore a fare dei cicli di idle. Questo tipo di approccio, con “carichi di lavoro” pesanti, non solo non fa risparmiare energia, ma ne fa consumare anche di più.

Inoltre, leggendo altrove, scopro che comunque, con modifica al sorgente del modulo e conseguente ricompilazione (cosa da cui questa volta mi esimerò), è possibile riattivare il modulo on-demand, e quindi, far tornare all’opera il funzionamento fittizio del modulo p4-clockmod. Infatti, il suo non funzionamento è un fatto prettamente voluto ed impostato a livello di sorgente.

Segue la patch per il kernel

— a/arch/x86/kernel/cpu/cpufreq/p4-clockmod.c
+++ b/arch/x86/kernel/cpu/cpufreq/p4-clockmod.c
@@ -246,7 +246,10 @@ static int cpufreq_p4_cpu_init(struct cpufreq_policy *policy)
cpufreq_frequency_table_get_attr(p4clockmod_table, policy->cpu);

/* cpuinfo and default policy values */
-       policy->cpuinfo.transition_latency = 1000000; /* assumed */
+
+       /* the transition latency is set to be 1 higher than the maximum
+        * transition latency of the ondemand governor */
+       policy->cpuinfo.transition_latency = 10000001;
policy->cur = stock_freq;

return cpufreq_frequency_table_cpuinfo(policy, &p4clockmod_table[0]);

Tratta da: http://forum.sabayon.org/viewtopic.php?f=56&t=20313.


Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-28

Il blog di Radu Andries - 28 May, 2010 - 22:59
  • @acurrie i’ve been using redcar while coding my own in qt. #
  • @pablerkas because they still use moblin. i saw no difference in the ui. hoped ui was coded in qt… #

Prima occhiata a MeeGo 1.0

Il blog di Alessandro Sivieri aka Siv - 27 May, 2010 - 23:02

Ci ho messo un paio di giorni, ma alla fine mi sono accorto che la prima versione di MeeGo, il noto sistema operativo (o meglio, distribuzione Linux) sviluppato in collaborazione tra Intel e Nokia, e’ stato rilasciato, e si poteva decisamente fare un test sul mio eeePC (che ricordo essere il 1005HA, cui peraltro sto per dedicare un post a parte). Ecco quindi una prima occhiata al sistema.

Il test e’ stato effettuato live, con boot da chiavetta USB: l’avvio e’ estremamente rapido, parliamo di 10-15 secondi dal click nel menu fino all’apertura della schermata principale, chiamata MyHome.

MyHome

Il menu in alto, visualizzato sempre quando ci si trova in questa schermata, riporta di fatto le categorie presenti: oltre alla gia’ citata home, ce ne sono altre come le impostazioni di rete, i devices, il menu delle applicazioni, il gestore della raccolta musicale… quando un’applicazione e’ avviata, la barra scompare e riappare solo se si sfiora la parte superiore dello schermo.

Applicazioni

Ecco il menu delle applicazioni, con aperta la tendina relativa ad Internet…

Google Chrome

… e Google Chrome avviato in tutto il suo splendore. MeeGo e’ infatti scaricabile in due versioni, una con Chrome ed una senza, con la differenza che per la prima e’ necessario accettare a parte la licenza proprietaria del browser stesso al momento del download; io cosi’ ho fatto, dato che uso abitualmente questo browser e non sono particolarmente preoccupato del discorso licenze.

Un difetto notato in questa schermata e’ la forse eccessiva dimensione della barra del titolo, che potrebbe essere un poco ridotta; non ho ancora scoperto se esiste tale impostazione, potrebbe quindi essere gia’ possibile eseguire questa modifica.

Impostazioni

Ecco la famigerata schermata delle impostazioni: ad una prima occhiata non e’ cosi’ entusiasmante: sembrerebbe essere infatti una versione impoverita del CC di Gnome, che gia’ sappiamo essere estremamente povero di settaggi (almeno in confronto a KDE).

Sinceramente non ho capito se il gestore del desktop sia una versione moddata di Gnome, o piuttosto qualcosa di totalmente diverso; sto ancora leggendo la documentazione sul sito, quindi e’ possibile che sia riportato, in ogni caso la struttura assomiglia a quest’ultimo (e soprattutto i programmi audio/video/messaging sono gli stessi di questo).

Garage

L’installazione di nuove applicazioni e’ gestita tramite un programma simile (nella struttura) a Synaptic, anche se MeeGo non si appoggia ad apt (bensi’ ad rpm); esiste anche questo Garage, schermata da cui e’ possibile installare alcune delle apps disponibili nei repository, apps che generalmente sono corredate da una descrizione ed alcuni screenshot.

Terminale

Ecco, naturalmente, il terminale, che in un buon sistema Linux non puo’ certo mancare.

In conclusione

Ok, e’ stata piu’ una galleria di immagini che una recensione vera e propria, in ogni caso il giudizio non e’ malvagio; essendo di fatto una distro Linux, dovrebbe essere gia’ compatibile con tutti i soliti programmi, ed uscendo direttamente dalla Intel vorrei sperare che sia in grado di gestire come si deve il comparto energetico (da sempre croce e delizia dell’amato pinguino), almeno sul suo hardware.

Le prestazioni sono buone, cosi come l’idea di integrare alcune applicazioni in schermate unificate, di fatto creando un’interfaccia nuova per Empathy, per Evolution, per un aggregatore di social network… Unici due difetti riscontrati, un crash (di fatto un logout seguito da login automatico) quando ho provato a modificare i settaggi della tray, ed il fatto che nonostante la lingua sia settata ad italiano, la tastiera sia rimasta in inglese (avrete notato gli apostrofi al posto degli accenti).

In sostanza, sarei sinceramente curioso di provare ad installare questo sistema al posto di Ubuntu, su questo computer, ed approfondirne la conoscenza; valutero’ la cosa e vi sapro’ dire! Nel frattempo daro’ pure un’occhiata all’SDK, che tra l’altro dovrebbe includere le Qt 4.6, quindi dovrebbe trovare i miei favori senza troppe difficolta’.

Fedora 13, una gradita conferma

Il blog di Alexjan Carraturo - 27 May, 2010 - 07:46

Lo so che quanto sto per dire probabilmente non sarà gradito a molti miei colleghi fedoristi, e probabilmente per altri sembrerà assurdo, ma a mio avviso le release dispari sono migliori delle pari. Se è vero che con le release pari ho sempre avuto qualche intoppo, in quelle dispari ha sempre funzionato tutto al primo colpo, e con questa 13, da buona dispari, è stato così

Ho avuto già modo di provare l’installazione minimal, novità assai gradita di questa edizione, sul Acer Aspire One 110 e la Desktop, su un vecchio portatile Pentium 4, entrambi montano solamente 512 Mb di ram.

L’installazione “Minimal” è solo per utenti più esperti e smaliziati che sanno dove devono mettere la mani ed hanno voglia di farlo; installa solo il minimo indispensabile a far partire il computer su terminale (quindi niente interfaccia grafica), ma tramite pochi giri di “yum” è possibile installare tutto (e solamente) quello che si vuole. Avendo fatto solo l’installazione minima, mi è stato possibile quasi subito applicare i classici “workaround” per i dischi SSD.

Probabilmente molti Slackwaristi, Debianisti o Arcieri (così si chiamano gli utenti Arch) mi diranno che quelli di Fedora si sono scoperti “l’acqua calda”, e che altre distribuzioni fanno queste cose da una vita, ed avrebbero ragione. Ma in questo caso, evviva “l’acqua calda”, perchè questo novità aggiunge ad un sistema “user friendly” una grande facilità di personalizzazione per utenti esperti (era possibile anche prima con la scelta individuale dei pacchetti, ma rispetto alla modalità Minimal era più macchinosa)

La Desktop è la classica installazione “user friendly”, come nelle precedenti versioni, dove, con poche opzioni funziona tutto subito. Avendola messa su un computer così datato (più di 7 anni) pur funzionando tutto su gnome, ho deciso di fare una passo indietro per venire incontro alle prestazioni del PC, installando i classici LXDE e Slim, ottenendo il risultato sperato; un desktop utilizzabile.

L’installer ha una grafica aggiornata, e, a mio avviso, di gran lunga migliorata, anche e soprattutto nella gestione delle partizioni

Al momento non ho ancora avuto modo di provare la 64-bit  sul core 2 duo, che in passato è stato il computer ad offrire più problemi.

Per sapere le effettive novità del sistema, potete leggere sul sito di fsugitalia.


Opinions on MADDE

Il blog di Radu Andries - 27 May, 2010 - 00:01

I tried to compile one of my projects for the n900 (Minerva text editor to be precise), was very lazy to set up a toolchain or scratchbox, so i said to myself “Hey let’s try the shiny new tool from Nokia – MADDE”.

So i downloaded MADDE for my laptop and installed it. Also installed MADDE client on the n900. So far so good. Next went on the maemo wiki to see what do i need to do to set up Qt Creator. I needed newer Qt Creator, version >= 1.3.80. Ok let’s do things for good. So i rolled my sleeves up and started writing PKGBUILDs. Two were needed to get latest qt and qtcreator from git and install them in /opt so they don’t conflict with distro provided ones (You can find them in aur – qt-opt-git and qtcreator-opt-git). Some things went very wrong so docs and qsqldrivers don’t seem to build or be detected(i think it’s a qt issue), but never mind qt creator starts, even if it was bragging about qt private headers…

Nice…

So i open up minerva project and set my n900 as target. I start building. All seems ok. Then BAM! i meet reality. I get error on packaging. PACKAGING? WTF? I didn’t want to package, just run my app! So i find out that madde in order to execute your *incomplete* app packages it, sends it to your device, installs it, runs it, then when you repeat it does the same steps again. That seems a fail to me.

The good thing about madde is that i got my binaries for my device, so with a couple of scp’s and wtf’s i got Minerva running on n900. Next goal -> migrate to cmake.

Minerva on N900

PS: I think i found a bug in maemo’s input. When writing in Minerva’s screen i get only caps, and shift doesn’t change case. That needs further investigation as i also experience such annoyance also in Fennec.

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-25

Il blog di Radu Andries - 25 May, 2010 - 22:59
  • @tioduke akabei? wtf? and i mean WTF? #
  • compiling qt-git… #

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-22

Il blog di Radu Andries - 22 May, 2010 - 22:59
  • @schestowitz slow as hell because: 1. x86 emulation 2. wine layer #

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-21

Il blog di Radu Andries - 21 May, 2010 - 22:59
  • i want PR1.2 on my !n900. I don’t need features, i need bugfixes. #
  • Got an idea, what about settting up a new community repo for !n900 with qt 4.7.0 that replaces libqt from PR1.2? #
  • #poll “How Long have you been using !linux?” First distro i tried Mepis Linuxwith ol’ good KDE. Been 5years with !linux exlusively. #
  • @xxtjaxx try !awesome wm. it’s really cool. I’m using it on my eeepc #
  • this day will end to be hellish #

Good lesson!

Il blog di Alessandro Sivieri aka Siv - 21 May, 2010 - 15:37

L'ultima slide di ieri

Ottima la riuscita della lezione di ieri sul multimedia & GNU/Linux:  la partecipazione non è stata altissima, ma il pubblico presente era in compenso interessato (non mancano mai i giovani aspiranti musicisti!); non ho mostrato molte funzionalità dei programmi proposti, ma d’altronde già così la presentazione è durata circa un’ora, e le due demo live hanno preso decisamente tempo.

Unica pecca la gestione dei volumi: le casse non erano male ma non avevo sufficiente feedback, ed il volume al massimo da KMix ha comportato che alcuni suoni siano riusciti un poco distorti, nonostante avessi droppato al volo un paio di effetti che avrei voluto comunque applicare. In ogni caso, nel complesso non ho di che lamentarmi.

Chiudo perciò con le slide della lezione ed il breve estratto del tema del film “The Rock”, registrato al volo ieri.

The Rock theme – excerpt

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-20

Il blog di Radu Andries - 20 May, 2010 - 22:59
  • @teeahr1 should be. At least !archlinux dousn’t usually use lots of daemons #

Come avere un ip pubblico con qualsiasi ISP (Fastweb, Telecom, Tiscali ecc ecc)

Il blog di Vincenzo Ampolo - 19 May, 2010 - 23:15

Qualche giorno fa avevo annunciato la possibilità di ottenere un ip pubblico gratuitamente pur avendo come operatore fastweb che, come è noto, fornisce un collegamento alla rete velocissimo (grazie alla fibra ottica) ma non dà un ip pubblico.

Gli ip pubblici sono una risorsa scarsa, al mondo ne esistono pochi e più tempo passa più ne vengono rilasciati. Si stima che entro qualche anno, al massimo dieci, non saranno più disponibili indirizzi ip pubblici. A quel punto gli operatori telefonici saranno obbligati a passare al futuro protocollo ip. Ovvero il protocollo ip versione 6. L’ipv6 è ovvierà alla scarsità di indirizzi ip e fornirà a tutti la possibilità di ottenere un indirizzo ip pubblico. Ora, questo upgrade tecnologico è possibile averlo oggi, anche se il vostro operatore non ha ancora stabilito un collegamento ipv6. Come fare? Semplice…

Per l’adozione dell’ip versione 6 sono stati creati dei protocolli di transizione in grado di incapsulare traffico ipv6 dentro i pacchetti ip normali (ipv4). Quindi possiamo far comunicare qualsiasi computer in ipv6 tramite questa tecnica, ma manca solo una cosa: un gateway, ovvero un ponte che ci proietti nella rete ipv6. Per spiegare meglio questo concetto basta guardare la seguente immagine:

Al posto di linux router potrebbe esserci benissimo anche un dio ce ne scampi mac o un mi tocca riformattarlo windows o anche solo un pc con Ubuntu . Gli ipv6 sono tutti pubblici, quindi una volta che avremo un ipv6 tutte le altre persone che usano ipv6 potranno collegarsi direttamente alla nostra macchina.

L’upgrade tecnologico di cui parlavo è proprio questo: passare a ipv6. Per farlo possiamo usare il software gw6c . Su ubuntu basta installare il pacchetto gw6c, per gli altri sistemi operativi basta scaricare il software gratuitamente da freenet6.net. Una volta installato, affinchè vi venga assegnato sempre lo stesso ip (ip statico), registratevi gratuitamente accedendo tramite questo link. Sceglierete username e password che dovrete mettere nella configurazione di gw6c. Il file di configurazione su Ubuntu Lucid si trova in /etc/gw6c/gw6c.conf. Basta editarlo ed aggiungere username e password. Come server impostate amsterdam.freenet6.net ed avviate il tunnel ipv6 con:

sudo /usr/sbin/gw6c

La prima volta vi chiederà di importare il certificato del server, basta digitare Y per farlo importare automaticamente, poi basta fare

sudo ifconfig

E voilà. Ecco la vostra interfaccia ipv6:

goshawk@earth:~$ sudo ifconfig tun</div> tun       Link encap:UNSPEC  HWaddr 00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00-00 inet6 addr: 2001:5c0:1000:b::638f/128 Scope:Global UP POINTOPOINT RUNNING NOARP MULTICAST  MTU:1280  Metric:1 RX packets:13537 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0 TX packets:15210 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0 collisions:0 txqueuelen:500

Ora potete accedere alla versione ipv6 di google. Per accedere alla vostra macchina potete anche usare questo indirizzo: USERNAME.broker.freenet6.net.

Complimenti! Avete ora il vostro indirizzo ipv6 pubblico


Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-19

Il blog di Radu Andries - 19 May, 2010 - 22:59
  • @coredumb i personally prefer lua to python #
  • ordered my pizza&beer #
  • Come on !haikuos boot! #
  • <- tidying his room #
  • @gcala: who needs windows? #

Ultima lezione dei Corsi Linux

Il blog di Alessandro Sivieri aka Siv - 19 May, 2010 - 22:54

Corsi Linux 2010

Domani c’è l’ultima lezione dei corsi Linux 2010, organizzati come sempre dal POuL; si parlerà di videogiochi e multimedia, in particolare io parlerò del secondo argomento, come fare musica con Linux, con dimostrazioni live

Partecipate numerosi!

Touchscreen, iPad, KDE Plasma Netbook

Il blog di Alessandro Sivieri aka Siv - 19 May, 2010 - 10:28

Ecco uno dei video pubblicati da Marco Martin, l’autore di KDE Plasma Netbook, sullo stato dell’unione verso la release 4.5; lo riporto qui non tanto perchè io sia un utilizzatore di quest’interfaccia, quanto più che altro perchè ieri sera mi sono sparato l’intero keynote di Steve Jobs sull’iPad (meglio tardi che mai, no?), ed oltre ad essermi quasi innamorato di detto prodotto (che, ve lo dico, mi comprerei subito se avessi i soldi da buttarci, specie tenendo conto che la conversione dollaro -> euro è stata fatta 1:1, maledetto cambio di valuta…), ammetto che l’aver visto il video qui riportato mi ha ricordato, almeno in parte, l’interfaccia Apple.

Ora, non dico che si equivalgano, specie perchè ovviamente Marco non ha un iPad su cui provarlo, e non so se esista il supporto multitouch anche in altri device, ma l’idea di avere un prodotto analogo (e per analogo intendo con la stessa durata di batteria) ma con sopra Linux e KDE Plasma Netbook, mi attira veramente da morire…

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-18

Il blog di Radu Andries - 18 May, 2010 - 22:59
  • @daveqb what mugen battery, the ugly one? #
  • !haikuos lost the battle with my desktop pc. Ticket #5 I hate you!! #
  • @filiusdeus antiviruses suck, not firewalls #

Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-17

Il blog di Radu Andries - 17 May, 2010 - 22:59
  • at home fighting with !haiku usb support #
  • @corris good luck #

Libera o non Libera, questa è la distribuzione.

Il blog di Alexjan Carraturo - 17 May, 2010 - 09:55

Dopo anni di civile convivenza tra FSF e le distro GNU/Linux presenti sulla piazza, da qualche anno, cresce in continuazione la polemica sulla presenza o meno di software “proprietario” (anche se in alcuni casi tale termine è usato impropriamente) sulle distribuzioni GNU/Linux. Dalla precisazione che ho fatto sopra, c’è porre delle premesse particolari, che potranno sembrare scontate, ma non lo sono per tutti.

Spiegandola in maniera semplice possiamo dire, che quasi tutte le più grandi distribuzioni GNU/Linux non rientrano nei canoni FSF (nomi eccellenti come Ubuntu, Fedora, openSUSE, Debian, Mint, Arch, Slackware), ma solo poche distribuzioni derivate la cui lista è disponibile sul sito di FSF ( http://www.gnu.org/distros/free-distros.html ), di cui parlerò in seguito.

Prendiamo per buona la definizione di Software Libero, direttamente da quella di FSF, e quindi delle 4 libertà del software; da questo assunto però non possiamo altresì considerare la GPL (se non nella sua versione v.3) come garanzia assoluta di “software libero”. Vedremo infatti che talvolta, nel contendere, rientrano anche programmi (o frammenti di tali) rilasciati in GPL v.2, ma non considerati “liberi”. Ricordo, in aiuto del lettore novizio, che, per quanto sempre licenze FSF, la v.3 arriva nel 2007, a differenza della v.2 che è del 1991; in particolare la GPL v.2, nonostante sia stata pensata anche essa per mantenere le 4 libertà fondamentali, è stata scritta basandosi esclusivamente sulle leggi statunitensi del copyright, non considerando il vincolo forte delle “software patents”. Inoltre, cosa contestata dai più, con l’uso ambiguo e poco chiaro dei termini “distribution” e “derivate work”. Queste “mancanze” e “ambiguità” sono state abbondantemente correte nella versione v.3.

Concedetemi adesso la possibilità di dividere il discorso su 3 filoni differenti, a seconda del tipo di software proprietario (o presunto tale) che vi è a monte della contestazione da parte della FSF; Kernel, Programmi e Standard.

1) Kernel: Per chi ha confidenza con il concetto di kernel è abituato a pensarlo come il nucleo principale del sistema operativo, all’interno del quale esistono le “funzioni primitive” di gestione del sistema operativo, e, nel caso di sistemi come Linux o BSD, della categoria dei “monolitici” (ovvero dove è tutto incluso nel kernel), il posto dove risiedono i driver. Con “driver” si intendono genericamente quei “programmi” (il termine è improprio) atti alla gestione delle varie componenti hardware. Sappiamo che per vari motivi, gia abbondantemente spiegati dalla Linux Foundation, il kernel Linux è rilasciato sotto forma di licenza GPL v.2. All’interno del kernel (sorgente), così come rilasciato dalla Linux Foundation (generalmente si indica con il termine vanilla) , sono presenti, oltre a numerosi driver di cui è disponibile il codice, numerosi driver presenti richiedono il caricamento di un “firmware” esterno, o di codice normale accompagnato da “blob binario” (possiamo immaginarlo come un grosso array numerico, da cui difficilmente possiamo capire cosa ci sia scritto dentro). Questo tipo di comportamento, tenuto dagli sviluppatori Linux per venire incontro alle casi produttrici di hardware, che pur volendo offrire un supporto a Linux, non erano ansiose di rilasciare i propri codici, ha mandato su tutte le furie i puristi del software libero, che si ritrovavano pezzi di codice “proprietario” (definizione impropria, perchè assume che tutto ciò che non sia libero secondo GPL sia proprietario, in realtà ci sono diversi toni di grigio tra il bianco ed il nero) nel kernel. Senza perdita di generalità, possiamo dire che lo stesso vale per i driver ( in quel caso molto più proprietari nella licenza di rilascio ) di alcune schede grafiche di grande successo come Ati e NVIDIA, che però, proprio per motivi di licenza è rilasciato esternamente al kernel (ciò è dovuto anche a brevetti e segreti industriali di ditte terze che collaborano con loro). Tornando al kernel però, a difesa di Torvalds e soci c’è sicuramente il fatto che molte delle periferiche di nuova generazione escono si con il supporto Linux, ma con il loro bel firmware (basti pensare a prodotti come le schede wireless della intel, senza dubbio le “best seller”, insieme a broadcom, nel mercato). In altre parole, rinunciare alla possibilità di avere questi driver, per molti nella comunità, sarebbe un suicidio e la vanificazione del lavoro fatto in tutti questi anni per diffondere Linux (e di consenguenza i sistemi GNU/Linux). I più fedeli alle regole FSF hanno trovato la loro soluzione nel kernel Linux-libre, una versione in cui vengono rimossi i driver non completamente liberi, ovviamente, riducendo pesantemente la compatibilità hardware. E non si parla solo di schede wireless, ma anche di schede di rete, grafiche, schede TV, bluetooth  ed altre. In alcuni computer, dopo alcuni test, si rischia di ritrovarsi con il solo terminale, incapace di comunicare con il resto del mondo. Ovviamente sono solo alcuni casi. In altri casi le limitazioni possono essere ridotte, ed in alcuni casi di macchine, addirittura si arriva al 100% di copertura con i soli driver liberi. Ovviamente, si parla di casi specifici, generalmente ben lontani da quello “general porpouse”, reperibile nei comuni negozi di computer. Ovviamente, distrubuzioni che cercano di mantenersi sia mainstream che user-friendly (Fedora, Ubuntu, OpenSUSE ma anche Debian, Slackware, Arch o Gentoo) si mantengono sul Vanilla (quindi quello rilasciato dalla Linux Foundation), aggiungendo un numero arbitrario di patch (modifiche) per aumentare ancora di più la compatibilità e la stabilità del sistema. Questo ha portato i seguagi FSF a cercare distribuzioni diverse, basate sulle mainstream di cui sopra, ma integranti di base il kernel Linux-Libre, per essere sicuri al 100% di non utilizzare software proprietario (Es. GnewSense, Blag, Dragora etc…). Un discorso a parte è da farsi per i driver proprietari esterni al kenrel; ad oggi molte distribuzioni, anche mainstream, tengono fuori questi driver sia dal repository principale di installazione, sia per quello degli aggiornamenti, posizionandoli appositamente in mirror esterni, attivabili solo a richiesta dell’utente, ed in alcuni casi, con tanto di avviso sul fatto che possano contenere software non libero.  In questo modo, si cerca di lasciare al’utente la libertà di scegliere cose volere nel proprio sistema. Su distro come GnewSense ovviamente ciò è reso virtualmente impossibile, perchè tali mirror non sono attivabili (in realtà con un piccolo hack, anche su quelle si può installare tutto il software proprietario che si vuole). Vedremo poi che la ragion d’essere di queste distribuzioni, essendo impossibile bloccare l’installazione di software proprietario o non libero, sia semplicemente quella di non “consigliarlo”.

2) Programmi; contrariamente a quanto si può pensare comunemente, il fatto che un programma funzioni sotto sistemi GNU/Linux non vuol dire che sia necessariamente software libero. Anzi, con il passare del tempo, aumenta sempre di più la possibilità di installare software non libero, o proprietario all’interno del proprio sistema GNU/Linux. Basta citare esempi come Skype o Nero (versione Linux) per capire di cosa si stia parlando; questi programmi, pur eseguendosi perfettamente sotto linux, sono quanto di più lontano dall’essere software libero. Anche qui, la differenza tra le distribuzioni 100% libere e quelle è visibile nella possibile attivazione o meno di determinati mirror (sorgenti software) aggiuntivi, un po’ come si era visto nei driver del kernel. Una menzione particolare spetta poi alle plug-in, ovvero a quei “sotto-programmi”, ideati per completare, aumentare o modificare le funzioni di un determinato programma; l’esempio più comune di plug-in in ambito linux è senza dubbio il browser firefox, dove, attraverso semplici operazioni è possibile attivare plug-in rilasciate con qualsivoglia tipo di licenza; bene inteso rimane il fatto che Firefox in se esce come software libero, ma che, secondo alcuni, suggerisce (o consente) l’installazione di plug-in proprietari. Uno su tutti, e neanche a dirlo, è il supporto per il Flash. Per ovviare a ciò, i puristi del software libero indicano come soluzioni l’utilizzo di IceCat (fork di Firefox con restrizioni in merito alle plug-in) e per quanto riguarda Flash, consigliano l’utilizzo di Gnash, che dovrebbe sostituirsi a Flash. Gnash però, almeno su i test che ho condotto sino ad adesso (versione 0.86), non sembra funzionare minimamente con i video ed i siti con contenuti Flash più comuni (es. youtube). Distribuzioni come Fedora ad esempio, rilasciano nella loro repository Gnash, e non Flash, che è rilasciato su un mirror completamente estraneo, ma il semplice fatto che sul sito venga descritta la modalità di installazione della plug-in (con tanto di disclaimer sul fatto che non sia software libero), suggerisce ai puristi ben pensanti di condannare tale atteggiamento come “suggerimento di software non libero”. Ovviamente, una distribuzione 100% free, non garantisce l’impossibilità di installare queste plug-in o questo software, ma solo di renderlo più arduo (in alcuni casi neanche tanto). Ricordiamoci infatti che molte di esse sono comunque cloni, e quindi in qualche modo compatibili con la versione originale (es GnewSense -> Ubuntu, e nelle prossime versioni Debian ). La tanto proclamata “garanzia di software libero”, in realtà, non solo non è a prova di “power user”, che facilmente riuscerebbe consapevolmente ad installare al suo interno software non libero, ma neanche a prova di utente normale, che incosapevolmente riuscirebbe facilmente ad installare software non libero.

3) Standard (e formati): Su questo non vi è a tutt’oggi una grandissima chiarezza, e per fortuna, nemmeno quella rigidità mostrata in altri ambiti. Se parliamo di standard o formati, a parte qualche piccola eccezione, le distribuzioni più o meno si equivalgono nel supporto, fatta eccezione, per esempio, per l’utilizzo di Codec proprietari (Flash, Divx, RealPlayer, Quick Time, etc.. ) che sono esclusi. Risultano invece supportati quelli della famiglia “peg” (mpeg, jpeg, mp3) se non con qualche limitazione di sorta; tale cosa non deve stupire, in quanto, pur essendo formati proprietari, esistono software liberi per la loro “lettura”. Ovviamente, se si considera l’utente tipo della distro 100% Free, la tendenza sarà quella di evitare possibili compromessi ed utilizzare standard aperti ( ogg, theora, Xvid, odf… ). Questi standard purtroppo, soprattutto per chi vive in gruppi basati su “sistemi misti”,  sono estremamente sotto utilizzati. Quindi privare un utente della possibilità di installare determinati “codec”, può voler rappresentare il mancato accesso a determinati documenti o file. Questo nell’utente medio, non verrebe certo visto come aspetto negativo degli standard chiusi, ma semplicemente come fallimento e mancata funzionalità del software libero. A volte, quando si parla di software libero, molti, soprattutto i più “fanatici”, dimenticano che nella maggior parte dei casi, dall’altra parte dello schermo, non ci sono degli attivisti, ma dei semplici “utenti”, che non sono disposti a sacrificare la funzionalità in cambio della libertà. L’utente vede il computer, e quindi il software su di esso installato, come un mezzo per svolgere determinati compiti; se non li svolge come si aspetta, l’utente cercherà un colpevole, e, escludendo se stesso, a parità di hardware, farà il confronto tra qullo che poteva fare prima con “Windows” e quello che non riesce a fare ora con Linux (che sia anche semplicemente guardarsi un film). La differenza risultante farà si che l’utente medio  non veda il problema degli standard, ma confermerà quell’antico e sbagliato pregiudizio che “se è gratis vale di meno”.

Ovviamente, che si usi una distribuzione 100% Free o meno, tali standard, e sto dando un parere personale, dovrebbero essere fortemente incoraggiati. Tale tema però meriterebbe una trattazione a parte più dettagliata.

Volendo dirla tutta, anche le distribuzioni “mainstream”, pur garantendo la piena funzionalità del sistema, e la possibilità agli utenti di installare il software che preferiscono, dovrebbero chiedere all’utente finale “il permesso” (durante l’installazione o l’uso quotidiano) per installare software proprietario (o comunque non libero), spiegando, se possibile, i rischi e le negatività del software non libero.

Il fatto di cercare di impedire (in maneira comunque relativamente blanda) l’installazione del software non libero rappresenta una grave mancanza di fiducia nell’utente finale e nella sua capacità di scelta individuale.Molti attivisti facenti parti dei progetti “100% Free”, tendono a considerare come assunto che, se la distribuzione consente l’installazione di software non libero, allora tutti gli utenti installeranno detto software, e che se un utente inzia con una distribuzione (di solito si porta ad esempio Ubuntu) utilizzeranno sempre e solo ubuntu. Questi due assunti, appartengono alla sfera della presunzione;si presume che tutti gli utenti in questione non si evolvano e non compiano scelte indipendenti, mentre già il fatto che molti di essi abbiano abbandonato sistemi interamenti proprietari dovrebbe far riflettere sulla loro capacità e voglia di cercare alternative libere. Ci tengo a ribadire che per quanto debba essere permessa la scelta del software, soprattutto per particolari esigenze inalienabili (vedi a volte i driver o alcuni software con cui si deve lavorare) non ne incoraggio c’ero l’uso…. se si può è preferibile usare ekiga a skype, brasero a nero ed i driver liberi qualora presenti e funzionanti (per fare solo degli esempi)

Inoltre, è questo secondo me è la vera chiave di volta della questione, è inutile se non addirittura controproducente “forzare” gli utenti (e questo termine dovrebbe far riflettere parlando di software libero) ad utilizzare solo software libero, cercando in ogni modo di demonizzare le distribuzioni che non seguono  le strette condizioni FSF (che come evidenziato in precedenza, possono mancare di praticità) da cui magari derivano le stesse 100% Free.

Per inciso, non ho niente contro chi promuove ed utilizza distribuzioni completamente libere, e,come in passato, mi sentirei di propendere per un atteggiamento di confronto e di dialogo (magari anche acceso come in passato), ma evitando i possibili dogmatismi. In prima persona riconosco in questo tipo di “attivista” un grande entusiasmo ed una grande fede nel software libero, ma che ha volte finisce nello esaurirsi in attività di comunicazione esclusivamente legate al web (mailing, blog o wiki) e in taluni casi in mere attività di disturbo (flame).

La loro coerenza estrema a volte rischia di sfociare nel mero dogmatismo, arrivando a conlcudere le discussioni sempre e solo citando le pagine di FSF e del progetto GNU come un nuovo “ipse dixit”.

Inoltre, la scelta “ascetica” mal si concilia a volte con i caratteri promozionali dei vari lug, che portano avanti attività di diffusione del software libero (anche in forme non esattamente conformi ai dogmi della FSF). Se per essi l’unico modo per diffondere il software libero è la completa coerenza ai principi FSF (opinabile a mio avviso, ma non biasimabile), per molti altri, tra cui io, è vero che per far trionfare gli standard aperti e la libertà è necessaria una grande piattaforma utenti/cittadini e ciò può accettare dei “compromessi” su alcune cose.

In taluni casi mi sono sentito dire che è meglio “lasciare Windows che installare Ubuntu, perchè ubuntu falsa il messaggio del software libero”; inutile che vi dica che ritengo tale cosa una sciocchezza. Se consideriamo anche il fatto di portare il grado di libertà dallo 0% al 95% è già un notevole progresso. Se poi, come dicevo, si ha fiducia nell’utente, e non lo si considera un deficiente incapace di scegliere cosa vuole, e se veramente l’utente vorrà, farà di tutto per completare il passaggio di quel 5% per arrivare al 100%. Ed anche nel caso non lo facesse, è stato comunque un vantaggio per realizzare quella massa critica necessaria per diffondere quel tipo di “standard de facto” (in questo caso standard aperti) che abitualmente affollano la vita informatica dell’utente medio. Posti davanti alla scelta 0% o 100% ad oggi, il numero di persone che si adopera, che usa e che promuove il software libero, sarebbe assai inferiore, con conseguenze evidenti per il software libero stesso.

La parola compromesso è stata ripetuta numerose volte durante questo “post”, ma non è a caso; fa riferimento proprio ad un articolo scritto sul sito di GNU ( http://www.gnu.org/philosophy/compromise.it.html ) dove si enfatizzano i rischi e le controversie dei “compromessi”, riferendosi in molti casi alle medesime argomentazioni discusse proprio su questo post. Come risulterà evidente, io sono orientanto diversamente da R. Stallamn, almeno su questo argomento, anche se comprendo che nella sua opera “promozione” dei principi del software libero,  tale coerenza sia necessaria e perchè no, persino dovuta in quanto egli primo propositari di detti principi. Ma nell’ambito quotidiano, nella vita di tutti i giorni, tale attaccamento, se pure parzialmente possibile, potrebbe condurre a pochi risultati.

Tali differenze non dovrebbero però portare a divisioni perchè in genere, anche chi accetta il compromesso, ma conosce cosa sia il software libero, qualora si trovasse davanti ad una scelta possibile (libero o non libero) sceglierebbe e preferirebbe la versione libera; si dovrebbero quindi identificare gli scopi comuni (e ce ne sono) e a volte tralasciare delle inutili quanto pericole guerre “intestine”, e procedere in avanti rispettando le dovute differenze.

Alla fine, il “mio” messaggio direi che è sufficientemente chiaro: moderazione. Un principio per quanto giusto, per essere veramente utile all’umanità, deve prevedere delle eccezioni (anche quelle però devono essere moderate).


Aggiornamenti Identi.ca del 2010-05-16

Il blog di Radu Andries - 16 May, 2010 - 22:59
  • @keruspe i am a nes fanatic #
  • @nperry i suggest you to read the begginner’s guide. It was very useful for me. !archlinux #
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